Un impianto agrovoltaico è definito come un sistema che integra la produzione di energia fotovoltaica con l’attività agricola sullo stesso terreno, preservando la coltivazione e valorizzando il suolo in modo duale. Il quadro normativo italiano, aggiornato con il D.Lgs. 190/2024 e il D.L. 175/2025, distingue questa tecnologia dal fotovoltaico tradizionale a terra proprio per l’obbligo di mantenere la funzione agricola attiva. Per privati e aziende agricole della Città metropolitana di Milano, questa soluzione rappresenta un modo concreto per ridurre i costi energetici, aumentare la resilienza finanziaria e contribuire all’agricoltura sostenibile. Nei prossimi paragrafi facciamo chiarezza su vantaggi, tecnologia, normativa e progettazione.

1. I principali vantaggi di un impianto agrovoltaico

I sistemi agrovoltaici offrono benefici simultanei su tre livelli: economico, agronomico e ambientale. Nessun’altra tecnologia rinnovabile produce questo effetto combinato sullo stesso appezzamento.

Sul piano economico, il terreno diventa un asset duale: genera reddito agricolo e, in parallelo, una fonte energetica stabile che migliora la resilienza finanziaria complessiva dell’azienda. L’energia prodotta può essere autoconsumata, abbattendo la bolletta elettrica, oppure ceduta in rete con corrispettivo economico.

Mani che sfogliano e analizzano bilanci agricoli all’aperto, tra campi e natura.

Sul piano agronomico, i pannelli fungono da schermatura naturale. La protezione da grandine e ondate di calore riduce le perdite nelle colture ortofrutticole, operando di fatto come una polizza assicurativa agronomica senza premi annuali.

Sul piano ambientale, il dato più rilevante riguarda l’acqua: un impianto ben progettato riduce il consumo idrico fino al 30% grazie alla minore evaporazione sotto i moduli. Per le aziende agricole della pianura lombarda, dove l’irrigazione incide in modo significativo sui costi operativi, questo risparmio si traduce in un vantaggio competitivo misurabile.

Un consiglio: prima di valutare la tecnologia, calcola il consumo elettrico annuo dell’azienda e il fabbisogno idrico delle colture: questi due numeri determinano il ritorno economico reale dell’impianto.

2. Come funziona un impianto agrovoltaico: tecnologia e installazione

Il principio di funzionamento è semplice: i moduli fotovoltaici vengono installati su strutture rialzate che lasciano il suolo agricolo libero e coltivabile. La complessità sta nella progettazione, che deve bilanciare la resa energetica con le esigenze agronomiche specifiche.

Le strutture portanti vengono dimensionate in funzione dei macchinari agricoli in uso. I moduli devono essere installati ad almeno 3 metri di altezza per consentire il passaggio delle macchine standard, evitando costi aggiuntivi o limitazioni operative future. In alcuni progetti con trattori di grandi dimensioni, l’altezza sale fino a 5 metri.

Le principali configurazioni tecnologiche disponibili sono:

  • Pannelli fissi inclinati: soluzione più economica, adatta a colture che tollerano ombreggiamento parziale come vite, olivo e piccoli frutti.
  • Pannelli orientabili (tracker monoassiale): seguono il sole durante il giorno e aumentano la produzione energetica mantenendo la superficie coltivabile invariata.
  • Moduli bifacciali: captano la radiazione riflessa dal suolo, incrementando la resa senza occupare spazio aggiuntivo.
  • Sistemi di inseguimento biassiale: massimizzano la produzione ma richiedono investimenti più elevati e manutenzione più frequente.

Gli impianti agrovoltaici avanzati integrano anche il monitoraggio digitale in tempo reale. Il monitoraggio agronomico continuo permette di verificare gli impatti su colture, risparmio idrico e fertilità del suolo, migliorando la gestione nel tempo. Questa componente è obbligatoria per accedere agli incentivi previsti per gli impianti agrovoltaici avanzati.

Un consiglio: scegli la configurazione tecnologica solo dopo aver definito le colture e il parco mezzi: la scelta del tracker o del pannello fisso dipende prima dall’agronomia, poi dall’economia.

3. Requisiti normativi e autorizzazioni in Italia

Il quadro normativo italiano distingue tre livelli di autorizzazione per i sistemi agrovoltaici, in funzione della potenza installata e delle caratteristiche del sito.

  1. Edilizia libera: applicabile agli impianti di piccola taglia, generalmente sotto i 50 kW, con strutture che rispettano i requisiti tecnici minimi previsti dalle linee guida ministeriali.
  2. Procedura abilitativa semplificata (PAS): richiesta per impianti di media taglia. Prevede una comunicazione al Comune con documentazione tecnica e dichiarazione asseverata sulla continuità dell’attività agricola.
  3. Autorizzazione unica: obbligatoria per gli impianti di grande taglia, con procedimento che coinvolge Regione, Soprintendenza e altri enti competenti. I tempi sono più lunghi ma l’iter è definito.

Il D.Lgs. 199/2021, integrato dal D.Lgs. 190/2024, stabilisce che l’installazione è sempre consentita in zone agricole a condizione che si preservi almeno l’80% della produzione agricola e si utilizzino moduli elevati. La dichiarazione asseverata da un agronomo abilitato è il documento chiave che certifica questa condizione.

La distinzione rispetto al fotovoltaico tradizionale a terra è sostanziale: un impianto a terra standard occupa il suolo in modo esclusivo e ricade in categorie autorizzative più restrittive, spesso con vincoli paesaggistici più severi. Il sistema agrovoltaico, mantenendo la funzione agricola, accede a un regime più favorevole sia sul piano autorizzativo sia su quello degli incentivi.

4. Esempi di impianti agrovoltaici in Italia

Diversi progetti realizzati in Italia dimostrano la fattibilità concreta di questa tecnologia in contesti agronomici differenti.

Progetto Localizzazione Caratteristiche principali
Monticelli d’Ongina Piacenza, Emilia-Romagna Pannelli bifacciali, eccellenti rese agricole su cereali
Racalmuto Agrigento, Sicilia 6 MWp, coltivazione in terreni aridi, riduzione stress idrico
Centro CREA Battipaglia, Campania Monitoraggio agronomico integrato, ricerca su colture orticole
F.lli Pugliese Puglia Autoconsumo energetico totale, oliveto sotto i moduli

Il caso di Monticelli d’Ongina è particolarmente rilevante per chi opera nella pianura padana: dimostra che i sistemi agrovoltaici funzionano anche su colture cerealicole, non solo su vigneti o frutteti. Il progetto Racalmuto, invece, evidenzia come la tecnologia possa rendere produttivi terreni marginali in condizioni climatiche difficili.

Gli impianti agrivoltaici in varie regioni italiane hanno mostrato di aumentare la produttività agricola e garantire l’autoconsumo energetico totale per alcune aziende. Questo risultato non è automatico: dipende dalla progettazione, dalla scelta varietale e dalla gestione agronomica integrata con il sistema energetico.

5. Come scegliere e pianificare un impianto agrovoltaico

La pianificazione corretta di un sistema agrovoltaico richiede una verifica preliminare su più fronti prima di qualsiasi decisione tecnologica.

I passi fondamentali da seguire sono:

  • Verifica dell’idoneità del terreno: vincoli paesaggistici e agricoli devono essere verificati in fase progettuale. Un terreno in zona vincolata può richiedere autorizzazioni aggiuntive o risultare non idoneo.
  • Analisi agronomica: definire le colture attuali e future, le esigenze di ombreggiamento e i macchinari in uso. Questi parametri determinano l’altezza delle strutture e la densità dei moduli.
  • Scelta del partner tecnologico: la scelta del partner deve considerare il parco mezzi agricoli per garantire che le strutture abbiano l’altezza minima appropriata e non limitino l’uso futuro del terreno.
  • Valutazione degli incentivi disponibili: il Conto Energia Agrivoltaico e i bandi regionali offrono contributi significativi. Per le aziende agricole, esistono contributi a fondo perduto che coprono una quota rilevante dell’investimento iniziale.
  • Pianificazione del monitoraggio: un sistema di rilevamento dati agronomici ed energetici è obbligatorio per gli impianti avanzati e consigliato per tutti.

L’errore più comune è sottovalutare i vincoli paesaggistici e infrastrutturali nella fase iniziale. Un progetto bloccato in fase autorizzativa dopo mesi di lavoro tecnico genera costi senza ritorno. La verifica preliminare con un professionista abilitato è un investimento, non una spesa.

Un consiglio: richiedi sempre una relazione agronomica preliminare prima di commissionare il progetto esecutivo. Costa poco e può evitare blocchi costosi in fase autorizzativa.

Per le aziende che cercano anche una guida aggiornata sugli incentivi fiscali, la guida agli incentivi 2026 offre un quadro dettagliato delle opportunità disponibili.

Punti chiave

Un impianto agrovoltaico ben progettato riduce i costi energetici, protegge le colture e genera reddito aggiuntivo senza sottrarre superficie agricola produttiva.

Punto Dettagli
Risparmio idrico misurabile La riduzione del consumo d’acqua irrigua arriva fino al 30% grazie alla minore evaporazione sotto i moduli.
Doppio reddito sul terreno L’azienda agricola affianca all’attività colturale una fonte energetica stabile e prevedibile.
Altezza minima strutture I moduli devono essere installati ad almeno 3 metri per consentire il passaggio dei macchinari agricoli standard.
Verifica preventiva obbligatoria Vincoli paesaggistici e agricoli vanno accertati prima della progettazione per evitare blocchi autorizzativi.
Monitoraggio agronomico integrato Il controllo continuo di colture, acqua e suolo migliora la gestione e soddisfa i requisiti per gli incentivi avanzati.

L’agrovoltaico visto da chi lavora sul campo

Dopo anni a seguire installazioni fotovoltaiche per aziende agricole e privati in Lombardia, ho maturato una convinzione precisa: l’agrovoltaico non è una moda tecnologica. È una risposta strutturale a due problemi reali che le aziende agricole affrontano ogni stagione, ossia il costo dell’energia e la vulnerabilità climatica delle colture.

Quello che vedo spesso, però, è una progettazione che parte dalla tecnologia invece che dall’agronomia. Si sceglie il pannello, poi si cerca di adattare il campo. Dovrebbe essere il contrario. Le colture, i macchinari e il regime idrico del terreno devono guidare ogni scelta tecnica, dall’altezza delle strutture alla tipologia di modulo.

Un altro aspetto che viene sottovalutato è il monitoraggio. Gli impianti che funzionano meglio nel tempo sono quelli dove il dato agronomico e il dato energetico vengono letti insieme, non separatamente. Questa integrazione richiede competenze multidisciplinari che non tutti i fornitori di pannelli solari possiedono.

Sul fronte normativo, mi aspetto che i prossimi anni portino ulteriore semplificazione per gli impianti di piccola e media taglia. Il D.L. 175/2025 va in questa direzione. Chi si muove ora ha il vantaggio di accedere agli incentivi attuali e di costruire esperienza prima che il mercato si affolli.

— Chiara

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DML Idee progetta e realizza impianti fotovoltaici su misura per aziende agricole e privati, con un servizio chiavi in mano che copre l’intero ciclo: dalla verifica preliminare del terreno fino all’attivazione e al monitoraggio post-installazione. Attiva dal 2006, con oltre 5.182 progetti realizzati e 20.184,21 tonnellate di CO2 evitate, DML Idee porta un’esperienza concreta che si traduce in impianti che durano e producono.

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Domande frequenti

Cos’è un impianto agrovoltaico?

Un impianto agrovoltaico integra la produzione di energia fotovoltaica con l’attività agricola sullo stesso terreno, utilizzando strutture rialzate che lasciano il suolo coltivabile. La normativa italiana richiede che almeno l’80% della produzione agricola venga preservata.

Quanto si risparmia sull’acqua con un sistema agrovoltaico?

Un impianto ben progettato riduce il consumo idrico fino al 30% grazie alla minore evaporazione causata dalla copertura dei moduli solari.

Quali autorizzazioni servono per installare un impianto agrovoltaico?

Dipende dalla potenza: gli impianti piccoli rientrano nell’edilizia libera, quelli medi richiedono la PAS, quelli grandi l’autorizzazione unica. In tutti i casi serve una dichiarazione asseverata sulla continuità dell’attività agricola.

A quale altezza devono essere installati i pannelli?

I moduli devono essere posizionati ad almeno 3 metri dal suolo per consentire il passaggio dei macchinari agricoli standard. Per mezzi di grandi dimensioni, l’altezza può salire fino a 5 metri.

Esistono incentivi specifici per gli impianti agrovoltaici?

Sì: il Conto Energia Agrivoltaico e i bandi regionali offrono contributi significativi. Per le aziende agricole sono disponibili anche contributi a fondo perduto che coprono una quota rilevante dell’investimento iniziale.

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