La termografia di un impianto fotovoltaico è un’ispezione con termocamera che rende visibile il calore emesso da moduli, connessioni e quadri. Con lo stesso controllo si individuano celle guaste, diodi di bypass bruciati, stringhe che non producono e morsetti surriscaldati, cioè i difetti che fanno perdere energia e che, nei casi peggiori, possono innescare un incendio. Per la maggior parte degli impianti domestici non c’è un obbligo di legge, ma il controllo resta raccomandato. Per gli impianti installati in attività soggette a controllo dei Vigili del Fuoco (CPI), dal 2025 la verifica termografica periodica è invece diventata parte della manutenzione richiesta. Qui spieghiamo cosa rileva la termografia, quando è obbligatoria, chi può eseguirla, quanto costa e come usare il report.
TL;DR
- La termografia trova hot spot, celle con microfratture, diodi guasti, stringhe scollegate e connessioni surriscaldate, spesso prima che il calo di produzione si veda dal monitoraggio.
- Non esiste un obbligo generale per tutti gli impianti, ma le Linee Guida VVF (nota DCPREV n. 14030 del 1° settembre 2025) prevedono ispezioni termografiche periodiche secondo la IEC TS 62446-3 per gli impianti nelle attività soggette a CPI.
- Il rilievo è valido solo se eseguito in condizioni corrette: per la IEC TS 62446-3 l’irraggiamento minimo è di 600 W/m² sul piano dei moduli.
- Costi orientativi in Italia: da 1.200–2.500 € per la sola acquisizione delle immagini su impianti piccoli e medi, 2.500–5.000 € con analisi e report tecnico.
- Il report va conservato nel registro delle manutenzioni ed è il documento da mostrare ai Vigili del Fuoco, al perito o all’assicurazione.
Indice
- Cos’è la termografia applicata al fotovoltaico
- Quali difetti rileva la termocamera
- La termografia è obbligatoria? Cosa dicono le norme
- Chi può eseguire la termografia: qualifiche e validità del report
- Le condizioni per un rilievo affidabile
- Quanto costa una termografia fotovoltaica
- Dopo la termografia: come usare il report
- Il nostro punto di vista
- Quando la termografia rivela un impianto da rinnovare
- Domande frequenti
- Fonti
Cos’è la termografia applicata al fotovoltaico
Ogni corpo emette radiazione infrarossa in funzione della sua temperatura. La termocamera la misura e la traduce in un’immagine (il termogramma) nella quale le zone più calde risaltano rispetto a quelle circostanti. Su un modulo fotovoltaico sano, a parità di irraggiamento, le celle lavorano a temperature molto simili tra loro: quando una cella, un gruppo di celle o un intero modulo appare più caldo degli altri, significa che lì l’energia non viene convertita in elettricità ma dissipata in calore.
È un controllo non distruttivo e senza contatto: l’impianto resta in funzione durante l’ispezione, anzi deve essere in produzione, perché le anomalie termiche emergono solo quando nei moduli circola corrente. Il riferimento tecnico internazionale è la specifica IEC TS 62446-3:2017, dedicata alla termografia a infrarossi all’aperto di moduli e impianti fotovoltaici: definisce le condizioni di misura, le procedure e il contenuto minimo del rapporto.
L’ispezione si può eseguire in due modi, spesso combinati:
- da terra o dal tetto, con termocamera portatile, adatta agli impianti residenziali e ai piccoli impianti aziendali, oltre che indispensabile per quadri elettrici, inverter e cassette di stringa;
- con drone, utile sui grandi tetti industriali e sugli impianti a terra, dove consente di coprire migliaia di moduli in poche ore e di produrre una mappa georeferenziata delle anomalie.
Quali difetti rileva la termocamera
La termografia non dice soltanto dove c’è un problema, ma spesso anche di che tipo è, perché ogni difetto ha una sua “firma” termica. Questi sono i casi più frequenti che incontriamo sui tetti della Lombardia.
| Anomalia | Come appare nel termogramma | Causa tipica | Conseguenza |
|---|---|---|---|
| Hot spot su singola cella | Una cella nettamente più calda delle vicine | Microfratture, difetto di fabbricazione, sporco localizzato (escrementi, foglie) | Perdita di produzione, degrado accelerato del modulo |
| Sottostringa calda | Un terzo del modulo più caldo, in modo uniforme | Diodo di bypass in conduzione o guasto | Perdita di circa un terzo della potenza del modulo |
| Modulo intero caldo | Tutto il pannello più caldo degli adiacenti | Modulo scollegato o in circuito aperto | Modulo che non produce |
| Stringa calda | Fila di moduli tutti più caldi | Stringa disconnessa, fusibile intervenuto | Perdita della produzione di un’intera stringa |
| Scatola di giunzione calda | Punto caldo sul retro o sul bordo | Saldature o contatti degradati | Rischio di innesco |
| Connettori e morsetti caldi | Riscaldamento puntuale su cavi, MC4, quadri | Serraggio insufficiente, connettori incompatibili, ossidazione | Archi elettrici, rischio incendio |
| Pattern a scacchiera | Celle calde distribuite in modo irregolare | PID (degrado indotto dal potenziale) | Calo progressivo della resa |
Un esempio pratico: in un’ispezione descritta da pv magazine Italia, un hot spot con una differenza di circa 4 °C rispetto alle celle vicine era il primo segnale di un difetto che il monitoraggio dell’inverter non avrebbe ancora evidenziato. È il valore principale della termografia: anticipa i guasti.
Alcune anomalie, poi, non dipendono dal modulo ma dall’ambiente. Un camino, un’antenna o un albero cresciuto negli anni producono ombre ricorrenti che, sulla termocamera, si traducono in celle calde nelle stesse ore del giorno. Su questo tema abbiamo scritto una guida dedicata all’ombreggiamento fotovoltaico e a come ridurre le perdite. Allo stesso modo, i connettori e i quadri lato corrente continua vanno letti insieme alle protezioni: se il termogramma mostra componenti di protezione surriscaldati, conviene verificare anche la protezione dalle sovratensioni dell’impianto.
Un termogramma, da solo, è un’istantanea. Per trasformarlo in manutenzione serve un metodo di lavoro: elenco dei componenti da controllare, esito per ciascuno, priorità e azione correttiva. È la stessa logica delle verifiche elettriche periodiche in altri Paesi, come mostra questo modello di checklist per le ispezioni degli impianti elettrici usato nel Regno Unito: cambiano le norme, ma il principio di documentare ogni punto controllato è identico.
La termografia è obbligatoria? Cosa dicono le norme
Facciamo chiarezza, perché su questo punto circolano molte informazioni imprecise.
Impianti residenziali e attività non soggette a CPI
Per un impianto domestico su una villetta o su un condominio, e in generale per gli impianti in attività non soggette al controllo dei Vigili del Fuoco, non esiste oggi un obbligo di legge di eseguire una termografia periodica. Le norme tecniche di riferimento (CEI 64-8, CEI 0-21, serie CEI EN 62446) la trattano come una verifica facoltativa ma raccomandata, utile al collaudo, alla scadenza delle garanzie e nella manutenzione ordinaria. In questi casi la termografia è una scelta di tutela dell’investimento, non un adempimento.
Attività soggette a prevenzione incendi (CPI)
La situazione cambia per le attività elencate nel D.P.R. 151/2011: capannoni, magazzini, autorimesse, attività produttive e commerciali soggette a controllo VVF. Il 1° settembre 2025 il Dipartimento dei Vigili del Fuoco ha emanato la nota DCPREV n. 14030 con le nuove Linee Guida di prevenzione incendi per gli impianti fotovoltaici, che sostituiscono l’impostazione del 2012 e riguardano progettazione, installazione, esercizio e manutenzione. Pochi giorni dopo è seguita la nota n. 14668 del 10 settembre 2025 con i chiarimenti applicativi.
Nel capitolo sulla manutenzione, il testo coordinato delle Linee Guida stabilisce che periodicamente, anche in relazione agli eventuali sistemi di monitoraggio attivo o predittivo installati, deve essere effettuata un’ispezione termografica secondo la IEC TS 62446-3. In pratica, per questi impianti la termografia diventa una verifica prescrittiva. Nel settore la cadenza più adottata come riferimento è quella biennale, allineata ai controlli antincendio, oltre a un’ispezione dopo ogni modifica sostanziale dell’impianto o della copertura; la periodicità effettiva va comunque definita nel piano di manutenzione dal professionista antincendio che segue l’attività.
C’è poi un aspetto che molti titolari sottovalutano: gli esiti vanno annotati nel registro dei controlli e delle manutenzioni, insieme alle informazioni sull’impianto utili alle squadre di soccorso. In caso di incendio, l’assenza di una documentazione termografica regolare, o la presenza di anomalie rilevate e non risolte, può pesare sulla posizione del responsabile dell’attività. Una foto scattata con lo smartphone dotato di sensore termico non ha alcun valore in sede di rinnovo CPI: serve un rapporto conforme alla IEC TS 62446-3.
Se la vostra azienda ha un CPI e un impianto sul tetto, il primo passo è chiedere al professionista antincendio che firma le pratiche (ingegnere o perito iscritto negli elenchi del Ministero dell’Interno) se il piano di manutenzione è già stato aggiornato alle Linee Guida 2025.
Chi può eseguire la termografia: qualifiche e validità del report
In Italia non esiste un “patentino” obbligatorio per legge per usare una termocamera. Come spiega ANIT nella sua guida sulla certificazione dei termografi, la qualificazione del personale per le prove non distruttive segue la norma UNI EN ISO 9712, che distingue tre livelli:
- Livello 1: esegue le misure seguendo istruzioni scritte, sotto la supervisione di un livello superiore; non interpreta autonomamente i risultati.
- Livello 2: imposta lo strumento, esegue l’ispezione, interpreta i termogrammi e firma il rapporto; è il livello normalmente richiesto per le ispezioni sul fotovoltaico.
- Livello 3: definisce procedure e metodi, forma e supervisiona il personale.
Anche senza obbligo di legge, il mercato si sta muovendo con chiarezza: bandi pubblici, contratti di manutenzione O&M, compagnie assicurative e perizie richiedono sempre più spesso un operatore certificato. Un report firmato da personale non qualificato rischia di essere contestato proprio quando serve, cioè dopo un sinistro.
Conta anche lo strumento. Un termometro a infrarossi a due punti è utile per una misura rapida su un morsetto o su un interruttore, ma restituisce un solo valore, non un’immagine: non permette di confrontare centinaia di celle tra loro né di produrre un termogramma. Per un’ispezione conforme servono una termocamera radiometrica con risoluzione e sensibilità adeguate, uno strumento tarato e un operatore che conosca l’emissività del vetro e i riflessi del cielo, che sono la prima fonte di falsi positivi.
Le condizioni per un rilievo affidabile
La termografia sul fotovoltaico non si può fare in qualunque giornata. Le anomalie termiche sono visibili solo quando i moduli lavorano a un carico significativo: per questo la IEC TS 62446-3 fissa un irraggiamento minimo di 600 W/m² sul piano dei moduli, come ricordato anche nel caso descritto da pv magazine Italia. In pratica, in Lombardia questo significa privilegiare le giornate serene tra la tarda primavera e l’inizio dell’autunno, nelle ore centrali.
Gli altri fattori che il tecnico deve controllare e riportare sono:
- cielo sereno e stabile: le nuvole che passano fanno variare l’irraggiamento e falsano il confronto tra moduli;
- vento moderato: il vento raffredda i moduli in modo disomogeneo e attenua le differenze di temperatura;
- impianto in produzione regolare, senza limitazioni dell’inverter;
- moduli ragionevolmente puliti, altrimenti lo sporco viene scambiato per un difetto;
- angolo di ripresa corretto, per evitare il riflesso del sole o del cielo sul vetro.
Sugli impianti su tetto c’è infine il tema dell’accesso. Per salire in copertura in sicurezza, il tecnico deve poter contare su un sistema anticaduta conforme: la mancanza o la mancata manutenzione della linea vita è una delle cause più frequenti di ritardi e costi extra nelle ispezioni. Su obblighi e controlli periodici abbiamo scritto una guida sulla manutenzione della linea vita secondo la UNI 11560.
Quanto costa una termografia fotovoltaica
Il prezzo dipende meno dalla potenza in sé e più da accessibilità, numero di moduli, mezzo di ispezione e livello del rapporto richiesto. Secondo i costi orientativi pubblicati da iFly, in Italia i range sono questi:
| Tipo di servizio | Impianto | Costo orientativo |
|---|---|---|
| Sola acquisizione delle immagini | Piccolo o medio | 1.200–2.500 € |
| Rilievo completo con analisi, report tecnico e georeferenziazione | Piccolo o medio | 2.500–5.000 € |
| Ispezione su grande impianto | Taglia MWp | 2.500–6.000 €/MWp |
Per leggere correttamente un preventivo, è utile verificare che cosa è incluso:
- numero di moduli e componenti ispezionati: solo il campo fotovoltaico o anche quadri, inverter e cassette di stringa;
- tipo di rapporto: un archivio di immagini, oppure un documento con classificazione delle anomalie, posizione di ogni modulo difettoso e priorità di intervento;
- qualifica dell’operatore (livello ISO 9712) e taratura della termocamera;
- conformità dichiarata alla IEC TS 62446-3, indispensabile per le attività soggette a CPI;
- costi di accesso: piattaforme aeree, permessi di volo per il drone, eventuale adeguamento dei punti di ancoraggio;
- riprogrammazione in caso di meteo non idoneo, che dovrebbe essere compresa e non fatturata a parte.
Per un privato con un impianto da 6 kW, la spesa ha senso soprattutto in momenti precisi: al collaudo, prima della scadenza della garanzia di prodotto dei moduli, dopo una grandinata o quando la produzione cala senza una ragione evidente. Per un’azienda con un impianto di qualche centinaio di kW su un capannone soggetto a CPI, la termografia diventa invece una voce fissa del piano di manutenzione.
Dopo la termografia: come usare il report
Un report ben fatto non è un elenco di immagini, ma una lista di azioni. Il percorso che consigliamo è questo:
- Leggere le priorità: le anomalie che possono generare un innesco (connessioni, scatole di giunzione, quadri) si risolvono subito; quelle che incidono solo sulla resa si programmano.
- Verificare con misure elettriche: curva I-V, misura di isolamento e test dei diodi confermano la diagnosi termica e distinguono un difetto reale da un falso positivo.
- Attivare le garanzie: un modulo con hot spot da difetto di fabbricazione, documentato da un report conforme, è la base più solida per una richiesta in garanzia al produttore.
- Intervenire: pulizia, serraggio e sostituzione dei connettori, sostituzione dei moduli danneggiati o, se il degrado è diffuso, revamping dell’impianto.
- Registrare: esiti e interventi vanno annotati nel registro delle manutenzioni, così da avere uno storico confrontabile alla verifica successiva.
Se i moduli da sostituire sono molti, conviene valutare se sostituire i pannelli uno a uno o rinnovare l’impianto con moduli più efficienti. Sul tema abbiamo raccolto 5 mosse per potenziare l’impianto senza perdere gli incentivi, mentre per l’inquadramento complessivo dei controlli periodici rimandiamo alla nostra guida sulla manutenzione del fotovoltaico a Milano.
Il nostro punto di vista
Dal 2006 progettiamo e installiamo solo impianti fotovoltaici, e in oltre 5182 progetti realizzati abbiamo imparato che la termografia è tanto più utile quanto più l’impianto è stato costruito bene. Sembra un paradosso, ma non lo è: su un impianto con cablaggi ordinati, connettori dello stesso produttore, stringhe documentate e una planimetria aggiornata, il report termografico si traduce subito in interventi mirati. Su un impianto senza documentazione, invece, anche il miglior termogramma lascia molte domande aperte.
Per questo, quando parliamo di termografia con i nostri clienti, privati e aziende, insistiamo su tre punti. Primo: la termografia non sostituisce il monitoraggio, lo completa; un calo di produzione segnalato dall’inverter è il momento giusto per chiederla. Secondo: per chi ha un’attività soggetta a CPI, le Linee Guida 2025 hanno trasformato un controllo “di performance” in una parte della gestione del rischio incendio, e conviene affrontarla in modo pianificato invece che a ridosso del rinnovo. Terzo: l’accesso sicuro in copertura fa parte della manutenzione dell’impianto, non è un dettaglio da risolvere il giorno dell’ispezione.
Ci auguriamo che questa guida aiuti a distinguere ciò che è obbligatorio da ciò che è semplicemente utile: in entrambi i casi, un impianto ispezionato con regolarità produce di più e dura più a lungo.
— Giulia
Quando la termografia rivela un impianto da rinnovare
Se il report evidenzia moduli degradati, stringhe non performanti o un impianto ormai datato, con noi potete valutare il revamping dell’impianto esistente: partiamo da un’analisi preliminare delle bollette e dei consumi, verifichiamo se ha senso aggiungere un sistema di accumulo e progettiamo l’intervento chiavi in mano. Per le coperture senza un ancoraggio adeguato installiamo anche soluzioni linea vita, che rendono sicuri e più rapidi tutti gli interventi futuri, termografia compresa. Potete richiedere una valutazione del vostro impianto a DML Idee oppure consultare i costi della linea vita sul tetto.
Domande frequenti
C’è un obbligo di termografia per gli impianti fotovoltaici?
Non per tutti. Per gli impianti residenziali e per le attività non soggette a controllo VVF la termografia è raccomandata dalle norme tecniche ma non imposta per legge. Per gli impianti installati in attività soggette a CPI, le Linee Guida della nota DCPREV n. 14030 del 1° settembre 2025 prevedono invece ispezioni termografiche periodiche secondo la IEC TS 62446-3, da annotare nel registro delle manutenzioni.
Quanto costa fare una termografia sul fotovoltaico?
Per impianti piccoli e medi i costi orientativi vanno da 1.200–2.500 € per la sola acquisizione delle immagini a 2.500–5.000 € per un rilievo completo con analisi e report tecnico. Sui grandi impianti si ragiona per potenza, indicativamente 2.500–6.000 €/MWp. Accessibilità del tetto, uso del drone e tipo di rapporto sono le voci che fanno variare di più il prezzo.
Ogni quanto va ripetuta la termografia?
Per le attività soggette a CPI la periodicità va fissata nel piano di manutenzione; nella pratica il riferimento più diffuso è la cadenza biennale, oltre a un controllo dopo ogni modifica rilevante. Per un impianto domestico è sensato eseguirla al collaudo, prima della scadenza delle garanzie, dopo eventi meteo severi o quando la produzione cala senza motivo apparente.
Cosa significa avere un certificato di termografia di livello 1?
Significa essere qualificati secondo la UNI EN ISO 9712 per eseguire misure termografiche seguendo istruzioni scritte e sotto supervisione. Il livello 1 non autorizza a interpretare i risultati e a firmare il rapporto in autonomia, compito che spetta al livello 2. Per un’ispezione fotovoltaica destinata a CPI, assicurazione o perizia conviene richiedere un tecnico di livello 2.
Fonti
- Vigili del Fuoco, nota DCPREV n. 14030 del 1° settembre 2025, testo coordinato delle Linee Guida FV
- Linee Guida FV, nota n. 14030/2025, testo coordinato (copia su Tutto Prevenzione Incendi)
- Ministero dell’Interno, nota n. 14668 del 10 settembre 2025, chiarimenti applicativi
- IEC TS 62446-3:2017, termografia a infrarossi su moduli e impianti FV
- ANIT, termografia: come ottenere e mantenere il patentino
- pv magazine Italia, i vantaggi della termografia applicata al fotovoltaico
- iFly, costo della termografia fotovoltaica
- Curcle, modello di checklist per ispezioni elettriche
- PCS Precision, termometro a infrarossi Testo 830-T2





